Ucciso l’Orso Stefano a fucilate nel Parco Nazionale d’Abruzzo

Ucciso l'Orso Stefano a fucilatel’Orso Stefano era uno dei 60 esemplari di orsi marsicani del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Divenne famoso per le cronache dopo alcune vicende, ma oggi lo ricordiamo come vittima della cattiveria umana.

Sì perché sono state più persone ad ucciderlo a fucilate, probabilmente dei bracconieri: è stata fatta una sorta di autopsia:

Sono state fatti dei raggi X all’orso che hanno evidenziato 3 colpi di fucile che lo hanno colpito:

  1. una palla alla testa
  2. dei pallettoni ad una spalla
  3. dei pallini alla schiena

Quindi si tratta di almeno 3 fucili diversi, e quindi di almeno 3 persone, sicuramente bracconieri in quanto non hanno denunciato l’eventuale incidente ( ad esempio l’orso avrebbe potuto attaccarli e loro per difendersi avrebbero potuto sparargli).

  • Vicino l’orso è stato trovato anche un cavallo, sempre ucciso a fucilate.

Forse una vittima della cattiveria umana? Non lo sappiamo, di certo un Orso Marsicano in meno nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

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Ucciso l’Orso Stefano a fucilate nel Parco Nazionale d’Abruzzoultima modifica: 2013-07-08T20:00:00+00:00da blogmaster70
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2 pensieri su “Ucciso l’Orso Stefano a fucilate nel Parco Nazionale d’Abruzzo

  1. Comportamento [modifica]
    Si tratta di animali estremamente schivi e dalle abitudini quasi del tutto (probabilmente addirittura totalmente) notturne. I vari esemplari sono solitari e piuttosto territoriali: ciascun orso delimita un proprio territorio che si estende dai 10 ai 200 km², a seconda della disponibilità di cibo al suo interno. Spesso gli orsi marsicani (in particolare i maschi) compiono spostamenti anche di grossa entità (spesso nella stagione riproduttiva), che li portano in alcuni casi ad attraversare zone abitate e ad entrare involontariamente in conflitto con la popolazione locale, portando scompiglio nella comunità.
    Durante l’inverno, questi animali si scavano una tana più o meno profonda oppure occupano delle cavità nella roccia nelle quali vanno in letargo per un periodo più o meno lungo a seconda delle condizioni climatiche: a tale scopo, fra l’estate e l’autunno si nutrono abbondantemente, immagazzinando grossi cuscinetti adiposi che sfrutteranno per sopravvivere durante il periodo di inattività.
    Distribuzione [modifica]

    La specie, un tempo diffusa in tutta la zona ad est degli Appennini dalle Marche alla Puglia, attualmente è confinata in una ristretta porzione degli Appennini centrali, con particolare riferimento all’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nel 1969, anno in cui Franco Tassi divenne direttore del predetto parco nazionale, sopravvivevano una sessantina di orsi marsicani; nel 2008, secondo le stime fornite dall’Ente autonomo Parco nazionale d’Abruzzo, nel territorio ne vivrebbero un numero ricompreso tra i 40 e i 50 esemplari[4].
    Dunque la popolazione ursina non ha registrato crescite, nonostante gli sforzi sia finanziari che umani compiuti negli ultimi decenni, e risulta sempre a rischio di estinzione, in virtù sia del numero sia del basso tasso riproduttivo[5]. La metà circa della popolazione totale vive in Abruzzo, nella subregione della Marsica. In particolare, la presenza di questo plantigrado è stabile, oltre che nel Parco d’Abruzzo (del quale rappresenta il simbolo), anche nel Maiella, nel Sirente-Velino e nel Gran Sasso, pur non essendo sporadici gli avvistamenti nell’alto Molise, nei Monti del Reatino (Lazio) e nei Monti Sibillini (Marche-Umbria), dove la specie potrebbe essersi irradiata[6]. Recenti avvistamenti sono avvenuti nell’Appennino marchigiano, in provincia di Pesaro e Urbino [7]. Non confermati gli avvistamenti tra le province di Salerno e Potenza.
    La condizione di salute dell’orso marsicano desta preoccupazione, a causa del basso numero di esemplari rimasti, che si accoppiano tra loro riducendo la variabilità genetica e diventando sempre più soggetti a malattie. Nel 2011, infatti, sono stati segnalati casi di dermatite in alcuni esemplari. da: WIKIPEDIA

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